Panino al PIL n.3

Il frullatore è un gran viaggio da signore

Non pensava che sarebbe finita in quel modo, in quel vicolo oscuro che sapeva di piscio e di spazzatura, in quella notte dal cielo lontano e sfilettato come un branzino, e tutta quella pioggia che cadeva bagnata e liquida, e lui accoltellato e derubato e lasciato a morire per terra come un cane, solo che i cani non portano i portafogli e quindi difficilmente li derubano, porci maledetti, e nessuno che passi e si fermi, nessuno per strada sotto la pioggia battente eh?, carogne, passasse almeno un ghisa, eh, ma è così, quando serve un vigile non c’è mai saltano fuori solo per fare le multe,  ed è proprio così che finisce, lui che si tiene le trippe mentre quelle grondano sangue che va via nella pioggia, e il suo più grande rimpianto non fu quello di non poter più  vedere la sua Nora, no, e non fu neanche il dispiacere infinito di non rivedere neanche una volta sua figlia che ormai era lontana chissà dove, e il suo più grande rimorso non era neanche quella volta che aveva picchiato suo padre ormai vecchio e indifeso, no, e neanche i lunghi anni di carcere e la gamba amputata e l’occhio di vetro e tutto quel sangue che scorreva via giù nel tombino che avrebbe potuto donarlo per le trasfusioni, no, neanche quello era il suo rimpianto più grande: il suo rimpianto più grande era un dolore cupo e sordo che aveva lì, dove finisce il cuore e comincia l’intestino tenue, era il dolore assoluto e definitivo della consapevolezza piena di non aver mai potuto contribuire in modo adeguato alla crescita del PIL.

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Panino al PIL n.2

La cura prodigiosa della debolezza nervosa

“Ed infine il Principe sposò la Principessa, andarono a vivere in un bel castello tutto dorato, e vissero felici e contenti per tanti anni, contribuendo di giorno in giorno alla crescita del PIL.”

“Che bello papà! Che bello!”

“Tì è piaciuta la favola?”, chiese il babbo, chiudendo il libro.

“Siiiii, bella, poi è bella perché poi alla fine fanno crescere il PIL,  che è bello far crescere il PIL! Lo dice sempre tanto anche la maestra!”

“Eh, già, Saretta mia, tutti dobbiamo far crescere il PIL: siamo al mondo per questo!”

“E’ proprio una bella fiaba, papà: domani sera me la leggi ancora?

“Sì, Saretta, ma adesso facciamo ninna, va bene?”

“Sì, papà. Adesso ninna.”

La figura paterna spegne la luce, e si avvia fuori dalla cameretta.

“Papà! Papà! Devo chiederti una cosa!”

“Che cosa, amore mio? E’ tardi, dai, prendi sonno!”

“Papà, papà, ma, se dormo, quando dormo, come faccio a far crescere il PIL se non faccio niente?”

“Non ti ti preoccupare, dai, ci pensi domani mattina.”

“Ma papà, io voglio, io voglio far crescere il PIL anche di notte!”

“Allora fai così: stanotte ti fai la pipì a letto, ma tanta eh!, così poi la mamma domani deve lavare le lenzuola, consuma tanta acqua e energia e detersivo, l’economia gira e tutti sono più contenti. Va bene?”

“Sì, papà, allora stanotte quando mi scappa, faccio tanta pipì nel letto, va bene?”

“Sì, amore mio, però adesso dormi. Notte notte!”

“Notte notte, papà!”

Panino al PIL n.1

In un interno familiare, il babbo in canotta, la mamma che cucina la panatina col microonde, la cena con la televisione accesa sul TG1.

D’improvviso, vassapere cosa ha sentito dalla tivù, il piccolino di 5 anni esclama: “papà papà papà, io da grande voglio far crescere il PIL!”

Il padre dapprima non capisce, poi si ricorda che “la crescita del PIL” è quella cosa che ne parlano sempre al tiggì, quindi deve essere importante e bella, e quindi si alza e, tutto unto si sudore, abbraccia commosso il figlio. La mamma, piange.

E poi la figura paterna si rivolge, severa, alla più piccolina di 1 anno issata sul seggiolone: “e tu quanto aspetti a mettere giudizio? Prendi esempio da tuo fratello”. Per tutta risposta, la piccola bimba vomita.

Apposito Spiegone n. 4

Titolo:

L’unico modo di rilanciare il PIL è di convertirci tutti al telemarketing customer-tailored

Ovvero:

figliolo mio comunque ricordati sempre di restare in linea per non perdere la priorità acquisita

Segue Apposito Spiegone:

Alcuni sociologi nullafacenti, pagati a fior di euroni contanti a spese dello stato (a spese, cioè, del travagghiatore dipendente et/or penzionato, unico fesso che oggiogiorno si ostina a pagar tutte le tasse), si diceva, taluni sociologi nullafacenti benestanti, utilizzando la sfera magica della Strega Amelia – la Strega che ammalia (quella che vive in gopp’a’ o’ Vesuvio), ci hanno pronosticato un futuro al telefono: un bel domani saremo tutti impiegati di coll senter.

Difatti nel 2030 TUTTI gli italiani definibili “attivi” lavoreranno in uno di codesti centri telematici in cui hanno ragione di ritenere che il primo operatore disponibile risponderà appena possibile, vendendo servizi inutili a persone che subito subito  non vorrebbero comprare niente, vabbè sepperò c’è l’offerta solo fino al 28 febbraio e in più c’è l’abbonamento gratuito per sei mesi al digitale terrestre evvabbè, mi avete convinto, quel set di trinciapeli nasali rotante con webcam incorporata e collegamento a 600 megabit lo prendo, così su iutubb si vede tutto mentre sfoltisco la peluria nasale.

Aqquindi, facciamo due conti: l’Italiano medio passerà un terzo del suo tempo a rispondere al telefono al coll senter, un altro terzo del suo tempo a telefonare a un coll senter, e il restante terzo tempo a espletare funzioni biologiche irrinunciabili (retaggio ancestrale della nostra natura animale) quali dormire, mangiare, bere, riprodursi, fumare, guardare il grande fratello in tivù.

Per fortuna non tutti i sociologi sono così pessimisti: alcuni prevedono che al posto del grande fratello si potrà guardare il festival di sanremo.