Omo De Panza n.2

Un equipe di archeologi del CNR (impiegati statali, dunque fannulloni, almeno così dice Brunetta) ha compiuto una scoperta storica fondamentale, che sconvolgerà le ipotesi sulla formazione del mondo e l’evoluzione dell’obesità nei paesi occidentali: l’espressione “Omo de panza, Omo de sostanza” era già usata nell’antico Egitto.

E’ stata infatti finalmente decifrata un’iscrizione del XVIII secolo a.C. sul sacrofago del faraone TutanPorkam III (appartenente alla XII Dinastia, XI Piano, Scala B, Interno 7, suonare Tatiana Estetica “solo masagi solo contanti no trufatori”), conosciuto già dall’antichità come il Faraone Obeso.

L’iscrizione geroglifica è sempre sfuggita a qualsiasi intepretazione, finche’ negli ultimi tempi si è capito che era scritta in Geroglifico Ciccione B, una particolare calligrafia ad uso delle Scuole Elementari dell’Antico Egitto dedicate ai Bimbi Ciccioni, che erano molto più numerosi di quanto le snellissime figure sulle piramidi fanno intendere.

Anche all’epoca, infatti, si ritoccavano le immagini con fotosciopp e gli dei, le regine e le loro schiave apparivano dipinte tutte snellissime, ma nella realtà erano paffute e sofferenti di ritenzione idrica. Alcuni egittologi arrivano a ipotizzare che le donne egiziane dell’antichità avessero anche loro il sedere basso, ma questa francamente ci sembra un’affermazione un po’ eccessiva.

Comunque, il fatto che anche gli antichi egizi cercassero di sdoganare l’obesità maschile con il detto “omo de panza, omo de sostanza” indica come gli scompensi alimentari circoncisi e le turbe nutrizionali di origine postelegrafonica siano insite proprio nel di dentro dell’uomo da sempre, e che anche senza stress da traffico e da lavoro si mangiava male anche allora.

(Ma ‘sti archeologi non hanno niente di meglio da fare? E io pago!)