Le Città Invivibili n.3

PM10 uber alles

Il viandante che giunga nella città di Anaerobia deve prima di tutto procurarsi il “Sacro Report sulla Concentrazione di PM10 a Supporto del Protocollo Operativo Antismog”, un Editto Imperiale in forma di bollettino dai toni allarmanti catastrofici e apocalittici che viene emesso ogni tre giorni.

Tutti, cittadini o viandanti, residenti o clandestini, sono tenuti a conoscerlo. Tuttavia, il viaggiatore occasionale resta sempre sorpreso dell’uso che si fa di questo bollettino, in Anaerobia.

Esso viene affisso nottetempo con larghe pennellate di colla in ogni angolo di palazzo e su ogni colonna di marmo rosa della città, i Messi Imperiali lo leggono stentorei su cavalli bardati a festa e preceduti da squilli di tromba, i bambini delle elementari lo imparano devotamente a memoria, le cassiere dei supermercati lo leggono alla clientela in coda, il predicatore seminudo lo declama sbavando e strabuzzando gli occhi di fronte alle porte del Tempio, il garzone del panettiere lo canticchia allegramente mentre consegna odorose ceste di panini al sesamo e al cardamomo alle vecchine intente a filare negli ombreggiati vicoli imbiancati a calce.

Dopo tre giorni, quando il nuovo bollettino viene emesso, di quello vecchio vengono fatti tanti areoplanini di carta che vengono lanciati dall’alto delle torri medioevali e dei grattacieli scintillanti. Allora il cielo del tramonto si riempie di acrobazie cartacee e voli spiraliformi di solito discendenti ma talvolta anche ascendenti, che richiamano alla memoria dei più anziani la leggiadria del volo delle rondini ormai estinte da tempo.

Ma, al di là della lettura, declamazione, orazione e volo finale, nessun altro uso del “Sacro Report” è noto, né alcun effetto o azione deriva dalla sua pubblicazione. Il suo impatto diretto o indiretto è completamente nullo. L’unico a trarne un qualche vantaggio è il predicatore seminudo che, ogni sera, conta gli incassi delle offerte. Ad Anaerobia l’emergenza diventa entertainment.

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Le Città Invivibili n.2

Cerco un centro senza PM10 pemanente

Il viandante che arrivi nella città di Perelia da distante la vede con le sue mura scintillanti, le sue cupole ricoperte di smalti e lapislazzuli, i suoi grattacieli di specchi e le antenne transoceaniche. Uno Zeppelin è appena attraccato a uno di quei alti pennoni.

Ma quando di avvicina il pellegrino in realtà si accorge delle grandi crepe nelle mura stinte, della cartapesta delle chiese abbandonate. I fulgidi grattacieli sono in realtà ciminiere puzzolenti.

Quando il viandante ormai varca porta delle mura luride lorde di piscio, il disinganno è completo e la delusione è tanta: in realtà Perelia è una città di catapecchie pulciose, tutto è cadente e marcio, e lo Zeppelin lassù è solamente una nube di Policloroetano Puteolante, un grosso siluro di sterco gassoso che tutto sovrasta.

Perelia città ingannatrice, oppure il viaggiatore deve smetterla con gli stupefacenti giamaicani?

Le Città Invivibili n.1

Io il PM10 me lo sciolgo nel caffelatte.

Quando arrivi nella splendida città di Equitalia ti stupisci subito per la pulizia delle strade lastricate di porfido, per lo scintillio delle turche dei gabinetti pubblici, dell’estrema accoglienza e soffice fragranza della sala d’aspetto della Stazione Ferroviaria in stile Rococò, ove treni scintillanti d’argento corrono su rotaie di pandispagna (per non fare rumore).

Ma lo stupore iniziale viene poi superato dalla soprendente puntualità dei tram, dalla fulgida efficienza della sanità pubblica, dalla tenerezza del buffetto gentile che le maestre danno a tutti i bimbi dell’asilo, tutte le mattine.

Tutti pagano le tasse, le aiuole pubbliche sono piene di fiori, e gli spazzini bighellonano pigramente svolgendo il loro poco lavoro, poiché nessuno sporca. Le carceri? Erano sempre vuote, le hanno ridipinte di lillà e riconvertite in agriturismi.

Insomma, non c’è proprio niente di cui lamentarsi, nella splendida città di Equitalia. Di conseguenza, chi può fuggirne, ne fugge, e chi è costretto a viverci, si suicida dalla noia.